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Un volontario pigro, ma…

Suona la sveglia. È ora, mi devo alzare.
Ma sbaglio, o piove a dirotto?
Come si sta bene nel caldo del letto, non potrei oggi starmene a casa, tranquillo, e fare i fatti miei?
In fondo sono un volontario, non è che sia obbligato.

Ma cosa sto dicendo? Sono un volontario, è vero, ma ho preso un impegno ben preciso non solo con l’ospedale, ma con me stesso!
So
no andato a prestare il mio servizio con tempi peggiori, addirittura con la neve e non mi sono mai tirato indietro e oggi per un po’ d’acqua faccio tutte ‘ste scene…
C’è qualcuno che mi aspetta, che conta sulla mia presenza, le ausiliarie, le/gli infermieri e poi ci sono i pazienti che non sanno che io ci sia, ma che quando mi vedono, o vedono i miei colleghi volontari, sanno di poter avere un aiuto. Per cui, giù dal letto in fretta altrimenti arrivo in ritardo!
Così una doccia, per svegliarmi meglio, un caffè…se mi rimane del tempo la colazione un po’ più sostanziosa la farò al bar dell’ospedale, salgo in macchina e via.
Mamma mia che acquazzone!

Come varco la porta della palazzina 2 mi sento a casa. Vedo ausiliari, infermieri, medici che si affrettano a raggiungere i loro reparti e io con loro.

Il mio turno ora è finito, giornata moderata, sono comunque soddisfatto.
Me ne torno a casa soddisfatto di aver costruito, anche oggi,  con il mio mattoncino, qualche cosa di buono e positivo.
Ma che idea mi era venuta stamattina? Un momento di follia che non succederà più, ne sono convinto.
La soddisfazione di aver compiuto il mio dovere e più grande della pigrizia che mi aveva preso.

A cura di Massimo Moretti, volontario dal 2003