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Pegaso continua il volo...

Prosegue “Pegaso... accettare l’Alzheimer”, il programma di sostegno ai parenti di malati di Alzheimer avviato nel 2006 da Fondazione Humanitas e dall'U.V.A. (Unità Valutativa Alzheimer) di Humanitas
Cosa succede quando una malattia grave irrompe nella vita quotidiana di una famiglia? Si trasformano ruoli, relazioni e sentimenti.
L’Alzheimer, che tra le forme di demenza ha frequenza e impatto sociale più significativi per la salute pubblica, affligge più di 24 milioni di persone nel mondo, con un incremento di 4,6 milioni di malati all’anno. Rappresenta ormai una delle prime cause di disabilità e di morte.
Dal momento in cui la malattia si manifesta, inizia una condizione di cronicità (che in alcuni casi può durare fino a 20 anni) durante la quale i familiari del malato “perdono” progressivamente il loro caro. Tutto cambia all’interno e all’esterno della famiglia. Alle complicazioni di tipo economico e organizzativo dovute ai tempi e ai costi dell’assistenza, in particolare per il familiare che cura la persona malata, si accompagna il forte coinvolgimento emotivo e affettivo. Questo carico fisico ed emozionale, continuo giorno dopo giorno, logora il caregiver nel corpo e nello spirito, spesso senza che lo stesso se ne renda conto.
Proprio per sostenere queste famiglie, nel 2006 Fondazione Humanitas ha promosso il programma “Pegaso…Accettare l’Azheimer” in linea con la propria mission di salvaguardare la qualità della vita del malato e dei suoi familiari.
Due sono gli obiettivi principali del programma: il primo, fare apprendere, attraverso la condivisione delle esperienze, nuove modalità per affrontare le difficili situazioni quotidiane con l’ammalato. Il secondo, aiutare ad accettare la malattia e a riconoscere le emozioni che questa suscita per viverle con più consapevolezza e serenità.
Pegaso è basato sulla metodologia del lavoro in gruppi, che si è sviluppato su due percorsi uguali negli scopi, anche se differenti nelle modalità. La prima esperienza di incontri di gruppo (Pegaso 1), è stata impostata secondo un approccio psico terapeutico con la guida di due psicologhe e dell’assistente sociale della Fondazione.
La seconda (Pegaso 2), iniziata nel 2008, ha attivato invece la modalità dell’Auto Mutuo Aiuto in cui i partecipanti, accompagnati da due facilitatori che hanno condiviso anch’essi la situazione di sofferenza, si scambiano esperienze ed emozioni sulla loro condizione di caregiver.
Con il 2010 Pegaso avvia il quarto anno di attività. La rabbia e il rifiuto per una situazione vissuta come una condanna ingiusta danno spesso ai caregiver la sensazione di essere chiusi in un labirinto senza via d’uscita. Pegaso vorrebbe offrire loro un paio di ali.
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